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La Comunità Europea del carbone e dell’Acciaio

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La Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) fu la prima organizzazione sovranazionale europea, modello per tutte le Comunità create successivamente. Venne istituita con il Trattato di Parigi del 1951 ed entrò in vigore nel 1952 con una durata prestabilita di 50 anni. Ne facevano parte sei paesi: Italia, Francia, Repubblica federale di Germania (allora definita Germania Ovest), Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo.

L’idea alla base della CECA, promossa dal ministro francese Robert Schuman e dall’economista Jean Monnet, era quella di porre sotto un controllo comune le produzioni di carbone e acciaio, settori strategici per l’industria bellica, nei due Paesi Francia e Germania, associando quei Paesi europei che avessero voluto partecipare. In questo modo si intendeva rendere “materialmente impossibile” un nuovo conflitto tra Francia e Germania, storicamente rivali, ma anche porre sotto controllo le risorse necessarie alla ricostruzione. Nella dichiarazione con la quale veniva lanciato il progetto si indicava chiaramente la «federazione europea» come punto di arrivo del progetto.

La CECA introdusse elementi innovativi, come un’«Alta Autorità» indipendente (modello della futura Commissione Europea), un’Assemblea parlamentare, un Consiglio dei ministri e una Corte di giustizia. Essa favorì la cooperazione economica tra gli Stati membri, eliminando dazi e restrizioni nel settore e promuovendo lo sviluppo industriale. Non si può spiegare il «boom economico» europeo degli anni Cinquanta – e quello italiano in particolare – senza prendere in considerazione il ruolo giocato dalla CECA e dall’abbattimento delle barriere tariffarie (i dazi) in Europa occidentale nel periodo 1952-1965

La Comunità cessò di esistere nel 2002, quando le sue competenze furono assorbite dall’Unione Europea. Nonostante il suo ambito limitato, la CECA rappresentò un passo decisivo verso l’integrazione europea, ponendo le basi per le successive comunità e per l’attuale UE.

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